Da ottobre sono ricominciati gli appuntamenti mensili, dedicati a bambini, ragazzi e genitori, che trasformano il sabato pomeriggio a Olmi ne “Il sabato del villaggio”.
L’esperienza dell’anno scorso, che ha visto la partecipazione gioiosa e fedele di molte famiglie a questo appuntamento mensile, ha consolidato in noi l’idea che riunire tutta la comunità attorno ai piccoli, genera relazioni, condivisioni e momenti di svago che possono diventare punti fissi preziosi a cui attingere durante le nostre giornate. Forse un giorno questi Sabato del Villaggio permetteranno ai bambini, una volta diventati adolescenti, di sapere che ad Olmi c’è ancora un gruppo di adulti che si ferma, insieme, una volta al mese, per prendersi cura degli altri e che di quel gruppo possono far parte anche loro.
Quest’anno il progetto prevede oltre al gioco per bambini e ragazzi, con la cena conclusiva assieme alle famiglie, anche un incontro per genitori, accompagnati dal dott. Guido Tallone, sui temi concreti dell’educazione dei figli.
Dal primo incontro è emersa l’importanza di curare i riti ed i simboli in famiglia, non perché essi servano o siano indispensabili per se stessi, ma perché solo il rito, cioè un gesto ripetuto in modo codificato, è in grado di veicolare, in modo simbolico, dei contenuti estremamente eloquenti e pieni.
Curare un po’, senza essere maniaci, alcuni o tutti i riti indispensabili della nostra vita, diventa per i ragazzi una protezione e un investimento di affetto e di sicurezza psicologica incredibile.
Per esempio il differenziare il pasto della domenica dai giorni ordinari: se i bambini sentono il profumo, l’odore e il sapore della festa, da adulti assoceranno alla festa un percorso di stabilità affettiva che inevitabilmente tenteranno di riprodurre e di traghettare e tramandare ad altri.
E’ stato sottolineato come a partire dalla preparazione dello zaino la sera, o l’andare al cimitero nella ricorrenza dei Santi, noi possiamo trasmettere ai piccoli attraverso il rito dei significati simbolici di straordinaria grandezza.
L’invito che ci ha lasciato Guido Tallone è stato quello di essere il meno grossolani possibile con i riti, e anche quello di non doverli creare noi, ma compiere lo sforzo creativo di cercarli dentro alla quotidianità della nostra famiglia, avendo cura di adattarlo poi alle nostre sensibilità, e alle varie fasi della vita.
Durante il secondo incontro, ad un mese dal Natale, è stato trattato il tema dei regali. E’ emerso come il dono sia visibilità di relazione, di affetto, presenza, punta di diamante della capacità che si ha di prendersi cura dell’altro, e non uno strumento per colmare il senso di colpa delle nostre deboli relazioni .
L’idea di riuscire a fare “qualche regalo in più ma qualche oggetto di meno”, pensando ai regali come ad occasioni di vivere del tempo insieme, come regalarsi una gita, o preparare assieme un gioco, è stata una forte provocazione per tutti noi. Quasi impossibile poi pensare di non fare più di 5-7 regali l’anno ai bambini, pena la perdita del senso dell’attesa e della relazione che si nasconde dietro al desiderio di ricevere un regalo.
La proposta finale dell’incontro è stata quella di scrivere, assieme ai bambini, la lettera a Babbo Natale, scrivendone una anche come genitori, provando ad esprimere i sentimenti e i desideri che abbiamo dentro.

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