Inizialmente installato presso la chiesa fiorentina di San Miniato al Monte, sullo sfondo delle Porte regali, il fonte battesimale in gesso è destinato alla parrocchiale di Olmi, in provincia di Treviso, dove verrà esposto nella fusione in bronzo. Il bozzetto documenta un passaggio di notevole importanza all’interno dell’itinerario artistico di Bagnoli, impegnato da tempo a riflettere sulle rilevanti tangenze e interferenze tra le dimensioni spazio-tempo, all’interno di un più generale ripensamento del valore del1′ imago, quale manifestazione mimetica delle stesse forme vitali. Prendendo le mosse dai giovanili studi di natura scientifica, Bagnoli predilige, soprattutto a partire dalla fine degli anni Ottanta, elementi fortemente dinamici che si elevano come barocche colonne torti li spinti da una forza centripeta/centrifuga che li dispone in forme ondulatorie in dilatazione. Ed è così che, come in L’immagine è una pietra gettata nel lago (cfr. Celant, 1989, pp. 64-65), il dinamismo dell’elemento acque o si fa tutt’uno con l’immagine di esso scolpita nella materia che ne propaga 1′onda, generando un ampio bacile che pare recare ancora i segni della lavorazione al tornio. Il motivo dei quattro sostegni, sorta di “torsi”, cari alla poetica dello scultore, suggerisce il rimando teologico alle quattro virtù cardinali che già in altra occasione Bagnoli ha interpretato, sotto forma di punti geografici. L’installazione, pensata per essere accostata a una fonte luminosa, si compone, come nelle altre prove dello scultore toscano, delle luci e delle ombre riflesse nello spazio circostante l’opera, suggestioni visive che hanno il compito di guidare l’osservatore al fulcro ideativi, costituendone nondimeno una parte integrante.
perfettamente aderente alla destinazione liturgica del fonte, che bagna della “luce” del Cristo coloro che ricevono il battesimo, la claritas acquista, in questa prova, una rilevante pregnanza simbolica esaltata dalla scelta del materiale.


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