La Storia

La Parrocchia di Olmi San Floriano è situata nella frazione di Olmi, che a sua volta si colloca nella parte occidentale del Comune di San Biagio di Callalta (TV). Come in tutto il territorio anche qui sono stati rinvenuti insediamenti risalenti al periodo preistorico-paleoveneto, non ancora adeguatamente analizzati. Più sicura si fa la conoscenza del territorio nel periodo della conquista Romana di cui restano evidenti tracce nella presenza di vie quali la Claudia Augusta e la Postumia Callalta, nonché nella centuriazione del terreno.
Secondo alcuni studiosi la sede del’antico oratorio cristiano è proprio da collocare lì dove ora è situato il cimitero con la vecchia chiesa di San Floriano;infatti qui può riconoscersi il luogo dove facevano tappa importante i mercanti di legname che serviva a Venezia: fino ad Altino e la ripercorrevano in senso inverso carichi del sale (prezioso elemento per la conservazione di cibi) e di altre merci. Un’altra tappa veniva fatta nei pressi di Vittorio Veneto (TV) e là sorse un oratorio dedicato al santo protettore dei viaggiatori; da quell’oratorio trae l’origine la parrocchia di San Floriano di Vittorio Veneto.

Le vicende della nostra comunità parrocchiale si snodano nei secoli che vedono il progressivo formarsi di un centro di famiglie sempre più numerose intorno a un Sacello che già a partire dal XIII secolo fu sostituito da una cappella: l’aumento della popolazione in quei secoli è dovuto probabilmente al trasferimento di famiglie che lasciavano la vicina Lanzago (Silea) per sfuggire alle frequenti piene del fiume Melma.
La parrocchia di San Floriano nasce ufficialmente con atto del “1545 DIE 23 MARTII” con il quale viene trasferito al sacerdote che officiava nella chiesa di San Floriano il “quartese” (sorta di tassa in natura in precedenza dovuta dagli abitanti di Lanzago al priore del Monastero della Madonna Grande di Treviso).

Il documento costituente l’atto di nascita della nostra parrocchia è conservato nell’archivio parrocchiale a sancire ufficialmente che le famiglie di allora desideravano avere una chiesa tutta per loro con un sacerdote che non dipendesse da altre chiese di città (Treviso o Venezia, come nel passato) e che così potesse dedicarsi interamente alla comunà.

Chi era San Floriano

San Floriano è uno dei tanti militari che subirono il martirio durante le persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano (303 d.C.). Notizie sulla sua morte si possono ricavare dal martirologio del Beato Rabano, abate di Fulda e poi arcivescovo di Magonza nell’anno 847, e dal martirologio di Adone.
Entrambi concordano nel collocare nel giorno 4 maggio la passione di San Floriano (QUARTO NONAS MAII PASSIO S. FLORIANI) sotto il feroce Aquilino, preside del territorio Norico Ripense (territorio dell’Austria superiore, vicino al Danubio). I documenti citati ci dicono che il giovane Floriano, nobile e ricco, era a capo di milizie che prestavano servizi nelle terre soggette ai Romani. Venendo a conoscenza della cattura di 40 suoi soldati (i Santi Quaranta ricordati nella porta di ingresso a Treviso?), per rincuorarli nella fede si unì a loro e subì prima la flagellazione, poi la condanna a morte per annegamento con un masso appeso al collo (ecco perché talvolta nelle raffigurazioni del Santo appare ai suoi piedi una pietra).
Da altri codici e martirologi sui santi della Polonia si possono ricavare notizie dalle quali emerge la figura di un giovane tribuno militare determinato ad affrontare con fede sicura ogni prova pur di stare vicino ai suoi soldati e di non venir meno alla sua scelta di fede. Così fioriscono notizie quali quella che vede divenire cieco all’improvviso il giovane che fa precipitare nel fiume il soldato (OCULI PRAECIPITATORIS EIUS CREPUERUNT). Il corpo del Santo fu trascinato dalle acque del fiume in un luogo dove fu sorvegliato da un’aquila. Nella notte il Santo apparve in sogno ad una pia vedova di nome Valeria e le indicò il luogo dove era il suo corpo e dove desiderava fosse che fosse sepolto. La donna andò con i cavalli, recuperò il corpo e affrontò la salita. Data la difficoltà del percorso, i cavalli non riuscivano a proseguire, ma si ripresero non appena una fonte zampillò dal terreno permettendo loro di dissetarsi. Il luogo di quella fonte divenne centro di prodigi.

Si tramanda che due carbonai travolti dalle fiamme furono salvi dopo che ebbero invocato il Santo. Per questo motivo il Santo veniva implorato per proteggere dal pericolo degli incendi. Il santo era anche il protettore dei mercanti che affrontavano lunghi cammini con carichi di legna dalle zone alpine fino alla pianura: ecco forse il motivo per cui si trova una parrocchia di San Floriano a Vittorio Veneto, prima di arrivare al lago di Santa Croce, un’altra chiesa di San Floriano sorge a Valdobbiadene (TV). Inoltre San Floriano, per essere stato militare era invocato per tenere lontano i pericoli della guerra.

Chi camminando tra le vie dei paesi di montagna osserva le figure che talvolta decorano le facciate delle case, potrà scoprire raffigurazioni di questo Santo in tenuta da soldato Romano e potrà addirittura scritta la preghiera con cui era invocato: ” O MARTYR SANCTE FLORIANE, CUSTODI NOS NOCTE ET MANE AB IGNIS NOCIUI LAESIONE ET AB OMNI SAECULI CONFUSIONE” (con la quale si chiedeva al Santo di proteggere la propria abitazione dai pericoli del fuoco e dagli assalti di forze nemiche).
Le vicende fiorite intorno alla vita di questo Santo e alla sua devozione sono per noi documenti non tanto importanti perché legati alla storia (con la S maiuscola) quanto perché ci parlano della vita di quella gente che con la propria storia (con la s minuscola) vive, partecipa, soffre e spera nella Storia.